Scheda
Gainsbourg, vie héroïque
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Immagine/iwww.gainsbourg-lefilm.com
Cinema
Una critica sul Gainsbourg di Sfar
Sfar trasforma Gainsbourg in uno dei suoi personaggi da fumetto incollandoci intorno una serie aneddoti biografici risaputi e una galleria di personaggi macchiettistici
Sia fisicamente che psicologicamente il Gainsbourg di Sfar è quasi identico all'altro personaggio, sempre di Sfar, creato nel fumetto sul pittore Jules Pascin. Tanto più che in questa biografia del musicista si pone un forte accento sugli inizi pittorici della sua carriera artistica. D'altro canto, le istanze che Sfar esprime magistralmente attraverso il disegno non risultano altrettanto incisive in versione cinematografica. Del resto, invece di soluzioni espressive più adatte al cinema, Sfar tenta di combinare i differenti mezzi espressivi con esiti poco significativi e deludenti. I disegni ancora ci possono stare, ma i due personaggi di animazione che perseguitano il musicista per tutta la durata del film a rappresentare i suoi fantasmi, risultano quantomeno un po' posticci oltre che inutilmente ripetitivi. Gainsbourg perseguitato, prima da una grossa testa chiaramente riferita alla tradizione ebraica e poi da un perfido topastro divenuto tale dopo aver rigettato questo peso della tradizione ma, con esso, anche tutti i sentimenti. Insomma l'interpretazione che Sfar da di Gainsbourg, oltre che malamente espressa, è anche opinabile e vagamente stereotipata, visto che l'autore la applica a tutti gli artisti di orgine ebraica. D'altro canto, se qualche pregio bisogna pur concederlo, non si può dire che l'opera di Sfar non sia sincera, visto che tocca i suoi personali temi "sensibili". Putroppo per il film (e per gli spettatori) questa sincerità è presente sul versante personale della ricostruzione psicologica di Gainsbourg-Sfar, ma non su quello della ricostruzione biografica del musicista che si riduce ad una sequenza di aneddoti noti a tutti e carichi di luoghi comuni. A condire il tutto intervengono, per la gioia del pubblico maschile, un bel po' di tette e culi di varie taglie e tipologie. Il tutto però non contempla scene di sesso ma si limita ad un fiorire di pose plastiche che, ancora una volta, fanno pensare più al fumetto che al cinema. Brigitte Bardot è evidentemente Laetitia Casta con una brutta parrucca, ma nel complesso è abbastanza credibile come stereotipo della bomba sexy. Molto meno egregiamente se la cava invece l'attrice che interpreta Jane Birkin, la quale non riesce nemmeno a creare uno sterotipo e resta invece un personaggio abbozzato oltre che vagamente irritante. Che altro? Ah, si, non c'è assolumente nulla sull'opera musicale di Gainsbourg. Forse sarebbe tempo che gli artisti venissero studiati e ricordati per quello che hanno fatto di buono e non per le cazzate, quelle le fanno tutti.











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