Vanità, da Caravaggio a Damien Hirst

Una mostra sull’iconografia del « memento mori », ovvero sulla rappresentazione della morte che spaventa e al contempo affascina
Fin dall’antichità l’arte ha sempre voluto ricordare all’uomo qual’è il suo destino e, in questo senso, dal Medio Evo in poi le arti figurative hanno elaborato un vero e proprio codice simbolico ed iconografico sul tema dell’ineluttabilità della morte. Il memento mori è di fatto un richiamo alla riflessione sulla precarietà della condizione umana e, di conseguenza, un invito a prenderne atto e a comportarsi di conseguenza. Con il suo perscorso cronologico questa mostra analizzerà le diverse rappresentazioni della Vanità della vita umana così come i messaggi che esse veicolano. Si comincia quindi dai mosaici di Pompei riferiti al Tempus fugit di Virgilio, per arrivare alle danze macabre degli scheletri nel Medio Evo, alle nature morte rinascimentali, fino all’epoca moderna con Géricault, Cézanne, Braque e Nikki de Saint Phalle, per passare poi a quella contemporanea con i celebri teschi di Andy Warhol e di Damien Hirst.
www.museemaillol.com
Crâne 2004, Yan Pei Ming, huile sur toile, 150×150 cm, 2003 © Collection particulière /Adagp Paris 2010
For the Love of God, Laugh 2007 © Damien Hirst Collection particulière /Adagp Paris 2010
Annette Messager, Gants-tete 1999 © Courtesy Galerie Marianne Goodman Paris /Adagp Paris 2010
Da Caravaggio di Derek Jarman
Nigel Terry playing Caravaggio in Jarman’s film about the 16th century master (1986).
Vanités de Caravage à Damien Hirst
Fondation Dina Vierny, Musée Maillol
59-61, rue de Grenelle 75007 Paris

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Metro
Rue du Bac (linea 12)
Orario
tutti i giorni 10.00 – 19.00; venerdì notturno fino alle 21.30; chiusura: martedì
Biglietti
intero 11 euro, ridotto 9 euro; gratis per i minori di 10 anni

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