La ricchezza culturale parigina e francese sotto minaccia.

Il patrimonio culturale francese versa in grave crisi, minacciato dalla crisi di budget e dalla pressione delle privatizzazioni.
Festival che scompaiono, teatri e sale da concerto che chiudono o cancellano i programmi, conservatori e orchestre prestigiose sotto minaccia: l’anno 2015 si annuncia mortale per la cultura. La causa, il ribasso dei finanziamenti dello stato.
Dietro a discorsi di riassetto di budget e a nuove scelte culturali legate troppo spesso alle pressioni del mercato, vedasi la fortissima presenza della moda nelle mostre parigine, la voce “austerità” permea ovunque. O “lusso”, quando l’interesse privato paga.
Ne soffrono i grandi musei e le grandi istituzioni culturali di Parigi, vedasi l’attuale stato di lotta di Radio France e la pressione dei grossi gruppi privati che spingono le scelte culturali, con il ricatto della copertura dei finanziamenti, verso gli aspetti più effimeri della moda.
Sempre più limitata la promozione della cultura verso i suoi veri destinatari, soprattutto il pubblico più giovane e le scuole, come gli abitanti dei quartieri e dei Comuni meno di richiamo.

Anche in relazione al piano di sicurezza antiterrorismo, il cosiddetto “vigipirate”, necessario o meno che sia, le visite delle scuole ai siti culturali e le attività di atelier e apprendimento dell’arte e della cultura hanno subito una brutale battuta d’arresto. Sembra che il terrorismo raggiunga il suo scopo, se a farne le spese è l’accesso dei cittadini alla cultura e quindi alla capacità di conoscere, di pensare e di esprimersi liberamente. Va da sé che i lavoratori della cultura a Parigi e in Francia si trovano in gravissima crisi. Molti lavoratori precarizzati, anche se stabilmente impiegati nelle strutture culturali pubbliche, sono pagati “a chiamata”. Niente chiamate, niente lavoro, niente paga. Si chiama “disoccupazione tecnica”. Restano i grandi eventi e le grandi istituzioni private. Lì, dato l’interesse delle grandi imprese, i finanziamenti non mancano, ma le scelte culturali e la qualità del lavoro dei suoi impiegati sono tutti da discutere.

E fuori Parigi? Di male in peggio: dopo un mezzo secolo di decentralizzazione culturale che ha dato grande respiro alle comunità locali, notorietà e prestigio internazionale, lo smantellamento delle istruzioni culturali, anche le più stabili e radicate è generalizzato. Basti vedere la carta/crisi delle attività soppresse in Francia. Il nome dato è emblematico: cartocrise-culture-francaise-tu-te-meurs (Cultura francese: stai morendo).

Alcuni link utili per comprendere lo stato della crisi della cultura parigina e francese:
http://www.bastamag.net/Quand-l-austerite-budgetaire-menace-la-richesse-de-la-creation-culturelle
La carta delle attività annullate (in continua evoluzione…):
http://umap.openstreetmap.fr/fr/map/cartocrise-culture-francaise-tu-te-meurs_26647#6/50.910/2.000
Sulla lotta di Radio France in difesa della qualità della sua programmazione e dei suoi concerti
http://la-bas.org/la-bas-magazine/long-courrier/radio-france-en-lutte

© Paris Tourist Office – Photographe : Daniel Thierry

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