René Magritte, Il tradimento delle immagini

Un vero e proprio percorso filosofico sull’artista che più ha riflettuto sul senso (e non-senso) della immagini e sul loro rapporto con le parole
Celeberimmo autore di “Ceci n’est pas une pipe”, Magritte è uno di quegli artisti che colpiscono e piacciono in particolare ai neofiti dell’arte contemporanea. Tuttavia la ricerca di René Magritte va ben oltre il gioco intellettuale, sullo straniamento e l’arbitrarietà delle nostre nostre convinzioni. La sua è di fatto un vera e propria riflessione filosofica, dove la fallacità delle immagini paradossalmente viene svelata dalle stesse immagini. Magritte, non per niente, si riferisce al mito della caverna Platonica secondo il quale l’umanità non vedrebbe che il riflesso cangiante di un mondo di essenze eterno ed imperituro. D’altro canto le immagini di Magritte rivelano la loro ambivalenza, ma non alludono ad alla verità platonica del mondo delle idee. In questo Magritte è più vicino alla filosofia del XX secolo, ovvero alla fenomenologia e alla filosofia del linguaggio. Come evidenziato da Michel Foucault, che gli dedica un saggio nel 1966, la ricerca artistica di Magritte è estremamente radicale in quanto rimette in questione il principio cardine della pittura classica, ovvero il legame fra verosimiglianza e rappresentazione. Di fatto la mostra del Centre Pompidou, presenta l’opera del pittore belga proprio secondo questa prospettiva filosofica consentendo così di apprezzarne la profondità e la complessità che vanno ben oltre il fatto di proiettare un effetto surreale su ciò che è familiare.
© Adagp, Paris 2016 © Photothèque R. Magritte / BI, Adagp, Paris, 2016
RENÉ MAGRITTE
La trahison des images
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