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Colore bianco. Al Louvre, simbologia, luce e composizione dei fiori

Con il suo luminoso colore bianco, scopriamo al Louvre un capolavoro della pittura floreale seicentesca, che tra scienza e simbologia, ci ricorda con delicatezza l’effimero dell’esistenza e la sua fragilità.

Corbeille de fleurs © 2003 RMN / Hervé Lewandowsxy

Simbologia dei fiori di colore bianco
Sono molti i fiori di colore bianco presenti nell’arte antica, ognuno con le sue simbologie. Vediamo di scoprirli.

Il mughetto.
Uno dei primi a comparire, annuncia l’arrivo della primavera e in chiave religiosa l’avvento del Salvatore, considerato pure periodo in cui avviene l’Annunciazione alla Vergine. Il mughetto, come in generale i fiori di colore bianco, sono associati alla purezza della Vergine. Nel Cantico dei cantici si parla pure del giglio delle valli (lylium convallium), che si pensa essere il mughetto.

Il giglio.
Appunto, il giglio, fiore per eccellenza della fecondità femminile, bellezza e fioritura spirituale. Per il colore bianco associato al latte, trova già riferimento nella mitologia antica, quando Giunone allatta Ercole lattante.
Nella cristianità la simbologia evolve verso la castità diventando immancabile nelle rappresentazioni dell’Annunciazione, fino ad essere assunta nell’araldica fiorentina e dei re di Francia.

Il narciso.
Tra amor proprio ed egoismo (Ovidio), il narciso assume riferimenti simbolici agli inferi e allo stesso Plutone, ma pure il paradiso terrestre e l’immortalità, vincendo sull’egoismo, il peccato e la morte

Il gelsomino.
Caro alle culture d’oriente, ispira poeti e scrittori. dato che fiorisce in maggio nella cristianità si associa al mese della Madonna e alla sua purezza immacolata. Il gelsomino rispecchia pure grazia, eleganza e amore divino. Per questo si trova nelle mani di Gesù bambino o nelle ghirlande degli angeli.

La rosa (bianca).
Quando di colore bianco, senza spine e associata alla Vergine Maria con il bambino Gesù, evoca l’assenza del peccato originale. In opposizione alla rosa rossa, associata con le sue spine alla corona del Cristo e alla Passione, la rosa bianca è invece presente nella raffigurazione degli angeli in paradiso.

 

Osias BEERT , La Corbeille de fleurs

In generale i fiori banchi appartengono alle nostre abitudini di celebrazione di eventi, quali matrimoni e anniversari, ma è solo nel XX° secolo, che in arte la natura morta mostra improvvisamente un rinnovato interesse tra gli specialisti e i dilettanti.

Indubbiamente uno dei più notevoli artisti del primo periodo della natura morta fiamminga del XVII secolo nei Paesi Bassi, Osias Beert realizzava cesti di fiori come questo in numerose occasioni.

Con il colore bianco, un cesto pieno di luce
Da un cestino ovale, i cui bordi scanalati sono difficilmente intuibili, installato su un tavolo dove è stata appoggiata una libellula, emerge una lussureggiante composizione floreale.
Punteggiato da sei calici affusolati di tulipani bianchi striati di rosso a formare un arco di cerchio ed evidenziati tra loro da gigli rossi, offre all’occhio incantato un’incredibile abbondanza di varietà floreali.

In questo globo dove emerge il colore bianco fiori bianchi delimitano con precisione la luce. In contrappunto, iris, peonie rosso scuro, circondate da fogliame con riflessi verde scuro, possono essere visti nell’ombra.
Al centro, in piena luce, dominano il colore bianco e brillante del narciso, esaltato dal rosa tenue di tre rose scompigliate che cadono da pochi petali, e dal rosa più sostenuto di un piccolo ciclamino con foglie a forma di cuore su cui si è soffermata una farfalla.
Due mirtilli in fiore, uno stelo di fritillaria con fiori caratteristici, quasi violacei e variegati in viola e scacchiera biancastra, contrastano nel loro colore freddo con il bianco e il rosato, oltre che con il giallo brillante di un narciso e di un tulipano fiammato giallo porpora.

La natura morta, luce e colore
Una vera e propria esplosione di luce prodotta dal colore bianco, accompagnato da un sapiente equilibrio di volumi, si afferma in questo abbagliante braccio di fiori.
La composizione molto densa, in cui il minimo spazio è occupato da fogliame o da fiori più modesti – piccoli garofani, ad esempio, che colmano abilmente una fessura tra un narciso e una rosa radiosa – e la disposizione molto meticolosa, conferiscono al dipinto un aspetto originale e molto personale.
Inoltre, il passaggio dalla luce all’ombra, che regola la distribuzione dei fiori e del fogliame, conferisce a questo bouquet la sua piena dimensione virtuale accentuandone l’aspetto sferico.
Questo effetto è ottenuto grazie al colore bianco, chiaro e pallido, disposto al centro, sapientemente punteggiato intorno da fiori più scuri.
È stato spesso notato che il tipo di alone scuro che circonda questa corona di luce tende a “ruotare” l’insieme di questa pianta animandola con una sorta di movimento.
Questa impressione è rafforzata da un’inquadratura serrata, dall’assenza di sfondo, ma anche dal contorno appena abbozzato del bordo di un tavolo in primo piano: tutta l’attenzione dell’occhio è poi focalizzata sul soggetto principale, la composizione floreale, totalmente reinterpretata dalla natura dalla fantasia dell’artista.

Osias BEERT (Anversa ?, 1580 ? – Anversa, 1624)
Corbeille de fleurs
Dipinto attorno al 1610/1620

Ala Richelieu
2° piano
Paesi Bassi, fine del XVI° secolo, inizio del XVII° secolo
Sala 807-808


Le Louvre
www.louvre.fr
Le Louvre –Rue de Rivoli, 75001 Paris 
Informazioni pratiche


Il programma completo delle mostre al LOUVRE qui


Fonte: Testo di riferimento: https://www.louvre.fr/oeuvre-notices/corbeille-de-fleurs
La Natura e i suoi simboli – Lucia Impelluso – Mondadori Electa 2003


Immagini : – Corbeille de fleurs © 2003 RMN / Hervé Lewandowsxy

Stefano Zago
Amministratore presso AltraParis

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